Pierluigi Pompei

Pierluigi Pompei nasce a Frascati (Roma), nel 1969.
Studia scultura presso l’Accademia delle Belle Arti di Roma, conseguendo il diploma con il massimo dei voti nel 1993.

La sua ricerca è focalizzata sul confronto continuo e diretto con lo spazio, in cui l’artista individua le componenti essenziali negli elementi architettonici ed acustici. L’idea di infinito, incommensurabile, di immenso, di confini e di spazi che non possono essere direttamente rilevati, formano il punto di partenza della sua fascinazione artistica. Il confine in particolare, possiede in sé il proprio spazio. Per definire la nostra posizione fisica, sociale e psicologica come persona, abbiamo la necessita di riconoscere l’idea dei confini sia in maniera letterale che figurata o metaforica. Ciò che vuole suscitare nello spettatore, infatti, è un senso di tensione generato da una serie di domande antitetiche: finito – infinito, confini e la loro rottura. Visibile e tangibile, possiamo rendere lo spazio in maniera da poter essere ascoltato? A tal proposito, l’aspetto dimensionale assume molta importanza. In questo modo, spera di portare l’osservatore in un viaggio in cui possa sperimentare i confini di quello “strano” spazio che si trova tra noi e le cose di questo mondo.

Da questo studio iniziale è nata poi una seconda esigenza: indagare sulla relazione tra lo spazio e la sua acustica. Il suono può riempire uno spazio e definirlo in relazione ai suoi confini. Una stanza possiede una identità acustica e può anche creare suoni, ad esempio con gli echi, o assorbirli attraverso l’uso specifico di materiali.

Sull’individuazione delle forme che permettono nella maniera più effettiva la proiezione del suono verso un ideale infinito, Pompei è giunto ad una curva logaritmica che somiglia moltissimo a quella di una tromba, da cui nasce la serie delle trombe in ceramica.

Pierluigi Pompei che lavora alla serie “Trombe in Ceramica”.

La scelta di questo strumento deriva dalla caratteristica acustica del suo spazio interno comprendente già in sé un suono che chiede solo di essere “liberato” con il minimo movimento d’aria. Inoltre la relazione che si genera con l’ambiente, determina il modo in cui percepiamo lo spazio e il suono stesso.

Recentemente ha iniziato a coinvolgere il colore come mezzo fondamentale, cercando di integrare sempre di più la sua ricerca artistica visuale con la passione parallela per le arti uditive. Quando ascolta con attenzione e concentrazione uno strumento singolare che suona, vede chiaramente un colore e la sua materialità. Da qui l’esigenza di dover tradurre i timbri sonori in colore.

Ricerca sul colore e suono dei vari strumenti.

Una volta trovata la relazione dei colori, l’artista si chiede come dovrebbero suonare le note di quei colori usando lo stesso principio di composizione. La ricerca per la risposta a tale quesito lo ha condotto alla realizzazione delle sculture sonore “Accordo 11”, “Accordo 18” e “Accordo 25”, la cui relazione cromatica e timbrica corrisponde a quella musicale.

OPERE